Un lunedì di sangue scuote la periferia milanese. La vittima, un giovane marocchino con precedenti, ha puntato contro gli agenti una pistola rivelatasi poi a salve. Il ministro Piantedosi: “Nessuno scudo immunitario, ma nessuna presunzione di colpevolezza”.

MILANO – Un controllo antidroga di routine trasformato in tragedia. In via Giuseppe Impastato, a pochi passi dal famigerato “bosco dello spaccio” di Rogoredo, un uomo di 28 anni, Abderrahim Mansouri, è rimasto ucciso lunedì pomeriggio dal colpo esploso da un agente della Polizia di Stato. Il poliziotto, un 42enne in forza al commissariato Mecenate, è ora ufficialmente iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario.

La dinamica: un’arma a salve fatale.

L’episodio è avvenuto poco prima delle 18. Una pattuglia mista, composta da agenti in divisa e in borghese, era impegnata a fermare un presunto pusher quando Mansouri si è avvicinato. Secondo la ricostruzione fornita dall’agente durante l’interrogatorio notturno davanti al pm Giovanni Tarzia:

  • Il 28enne avrebbe ignorato l’alt della polizia.
  • A una distanza di circa venti metri, avrebbe estratto una pistola — una replica di una Beretta 92 priva del tappino rosso — puntandola contro gli operatori.
  • Il poliziotto, temendo per la propria vita, ha esploso un unico colpo che ha raggiunto il giovane alla fronte, uccidendolo sul colpo.

Solo dopo il decesso, i rilievi della Scientifica hanno confermato che l’arma impugnata dalla vittima era una pistola a salve. Addosso al giovane sarebbero stati rinvenuti diversi tipi di stupefacenti, confermando il contesto di degrado e criminalità in cui è maturato l’evento.

La difesa e le indagini.

“Ho avuto paura e ho sparato per difendermi”, ha messo a verbale il poliziotto, assistito dall’avvocato Pietro Porciani. Il legale sostiene con forza la tesi della legittima difesa, definendo l’iscrizione nel registro degli indagati come un “atto tecnico necessario” per consentire gli accertamenti irripetibili, tra cui l’autopsia e la perizia balistica che dovranno chiarire con esattezza traiettoria e dinamica.

Reazioni politiche: sicurezza e “scudi”.

Il caso ha immediatamente infiammato il dibattito politico nazionale:

  • Matteo Salvini (Lega): Si è schierato apertamente con l’agente: “Sono dalla parte del poliziotto senza se e senza ma”. Il Carroccio preme per l’approvazione del nuovo “pacchetto sicurezza”.
  • Matteo Piantedosi (Viminale): Ha mantenuto una linea più istituzionale: “Non diamo scudi immunitari, ma chiedo di non fare presunzioni di colpevolezza”.
  • Opposizioni: Il leader del M5S Giuseppe Conte e esponenti del centrosinistra hanno puntato il dito sul peggioramento del clima di sicurezza in città, evitando però commenti diretti sul singolo episodio giudiziario.

Un clima teso.

La tragedia di Rogoredo arriva in un momento di altissima tensione per la sicurezza a Milano, a poche settimane dalla morte di Ramy Elgaml e mentre si discute dell’arrivo di agenti americani dell’ICE per il supporto ai Giochi Olimpici. Il rischio, ora, è che la morte di Mansouri possa riaccendere la miccia delle proteste nelle periferie milanesi.

Le indagini sono seguite direttamente dal Procuratore Marcello Viola. I prossimi passi cruciali saranno l’analisi dei filmati delle telecamere di zona e l’esito degli esami tossicologici sulla vittima.


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